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	<title>BelViver &#187; versilia</title>
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	<description>RI-CONOSCERE LA TOSCANA</description>
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		<title>&#8220;Immigrati facoltosi&#8221; e toscani dispersi</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 08:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La percezione dell’immutabilità del tempo osservando la Toscana è una delle ragioni per cui il mercato straniero ha investito in Toscana, possedere una casa qui vuol dire, infatti, conquistare un angolo di paradiso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.belviver.com/wp-content/uploads/2011/01/P2180213-belviver.JPG"><img class="aligncenter size-large wp-image-1103" title="belviver" src="http://www.belviver.com/wp-content/uploads/2011/01/P2180213-belviver-1024x768.jpg" alt="belviver" width="531" height="398" /></a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">La percezione dell’immutabilità del tempo osservando la Toscana è una delle ragioni per cui il <strong>mercato straniero ha investito in Toscana</strong>, possedere una casa qui vuol dire, infatti, conquistare un angolo di paradiso, sentirsi parte integrante della storia, un acquisto immobiliare dunque che non solo dà prestigio ma <span id="more-974"></span>anche serenità e che contempla una scelta piuttosto ampia: città d’arte, borghi antichi, ville nobili, rustici sparsi nelle campagne, località mondane sulla costa e le incantevoli isole dell’arcipelago.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Per quanto riguarda le preferenze, se all’inizio era il <strong>Chianti</strong> la meta di stranieri facoltosi che tra vigneti ed ulivi delle colline cercavano il proprio pezzo di universo da recintare, oggi è tutta la Regione ad essere battuta palmo a palmo, ad iniziare dalla <strong>Maremma</strong> che ha visto un’impennata negli acquisti immobiliari, fino alle province di <strong>Pisa</strong>, <strong>Livorno</strong> e <strong>Siena</strong>, in precedenza meno ricercate.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Richiesto molto l’<strong>Argentario</strong> e ricercate anche le zone termali che hanno visto un vero e proprio boom, in particolar modo da inglesi e tedeschi. La scelta però cambia, lo sguardo non è più rivolto alle ville di grandi dimensioni bensì ai casali immersi nel verde, specie se frazionati. In Toscana infatti, non sono “immigrati” solo stranieri ricchi perchè analizzando il ritmo con cui la popolazione non toscana è aumentata dal 1998 al 2008, si nota come questo sia stato e continui ad essere molto più sostenuto rispetto all’andamento nazionale.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Alla fine del 1998 erano presenti nella regione 71mila immigrati regolarmente registrati, nel 2008 la popolazione nata all’estero ha superato le 319mila unità.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Prato con l’11,8% e Firenze con il 9,6% sono le province che ne contano la maggior percentuale sul totale dei residenti. I numeri indicano prevalentemente presenze di origine europea, il 58,8%, seguite da quelle asiatiche, il19,1%, da presenze africane, il 15,3% ed infine da quelle americane il 6,7%. Inoltre il “<em>Rapporto 2010 su territorio, urbanizzazioni e reti di città in Toscana</em>” fotografa dinamiche complesse e mobili.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Prendendo Firenze come campione di una situazione più vasta, si conferma a tutt’oggi il fenomeno dello spostamento dei cittadini più abbienti verso Fiesole e Bagni di Ripoli, così come sempre più frequenti sono i traslochi verso la prima cintura urbana di Campi e Sesto, alla ricerca di case da acquistare ed affitti meno cari. <strong>E se la metà dei fiorentini che abbandona il capoluogo per la quiete della campagna è benestante, l’altra metà vi è costretta per difficoltà economiche. </strong>Ma su un territorio che ha così profondamente interiorizzato i valori all’accoglienza e dell’integrazione, l’esodo, per quanto abbia un ché di allarmante nei suoi connotati, non solo non ha provocato fenomeni di ghettizzazione, ma non ha nemmeno generato squasso urbanistico (se non si tiene conto di quella parte di piana più a stretto contatto con il capoluogo regionale ad ovest di Firenze).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Il rapporto redatto dall´Irpet, lo definisce dunque un “paradosso fiorentino e di tutta la Toscana” (l’allarme sociale si percepisce in modo endemico ed acuto solo a Prato).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">Nello stesso capoluogo toscano, infatti, lo spostamento in massa dalla città negli ultimi dieci anni di 108.000 persone, distribuite tra i quartieri popolari delle cittadine dell’hinterland e le ricche campagne collinari, pur presentando connotati contraddittori, non ha di fatto provocato alcun tipo di “segregazione socio-territoriale” né una temuta cementificazione selvaggia della collina fiesolana che ha visto il sorgere di nuove costruzioni in misura non superiore ad altre zone.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"><strong>Questa è una terra di primati, orgoglio di un Paese in difficoltà, della quale si può a buona ragione esser certi che ancora a lungo garantirà l’ottima qualità della vita, il pluralismo delle culture, il reciproco rispetto e l’integrazione partecipe.</strong></p>
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		<title>Come non amare Viareggio e Benetti, i cantieri del &#8220;barcobestia&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 10:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[[STORIE APPASSIONATE]]]></category>
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		<description><![CDATA[Viareggio! Come non amarla, per le sue spiagge d’estate e per il suo coinvolgente carnevale d’inverno.

E che cosa non dire della Capannina o della vicina Bussola, in Versilia, dove è passata tutta una generazione di cantanti, qualcuno dei quali ancora sulla cresta dell’onda (un nome su tutti: Mina) e tutti ancora vivi nel ricordo dei sessantenni di oggi ...

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-693" title="benetti azimut" src="http://www.belviver.com/wp-content/uploads/2010/07/IMG_0021.JPG" alt="benetti azimut" width="480" height="640" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Viareggio</strong>! Come non amarla, per le sue spiagge d’estate e per il suo coinvolgente carnevale d’inverno.</p>
<p style="text-align: justify;">E che cosa non dire della <a href="http://www.lacapanninadifranceschi.it/">Capannina</a> o della vicina Bussola, in Versilia, dove è passata tutta una generazione di cantanti, qualcuno dei quali ancora sulla cresta dell’onda (un nome su tutti: Mina) e tutti ancora vivi nel ricordo dei sessantenni di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo sapore orientaleggiante è una continua sorpresa per la presenza, nel suo paesaggio urbano, di guglie, cupolette e torrette in stile Liberty.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci si può confondere: ville, alberghi e locali pubblici sono, infatti, quasi tutti decorati in ceramica e risalgono alla fine dell&#8217;Ottocento o ai primi anni del secolo scorso, quando la città, diventò la meta preferita della ricca borghesia.</p>
<p style="text-align: justify;">Si iniziò in quel periodo un&#8217;attività febbrile: furono costruiti i primi stabilimenti balneari, il Casinò, un Teatro e numerose strutture ricettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Da sempre luogo dove “si facevano barche” si rivelò fondamentale per queste nuove costruzioni la tradizione e la “<strong>perizia tecnica</strong>” dei “<strong>maestri d&#8217;ascia</strong>” che a causa della crisi che aveva colpito la navigazione a vela, avevano dismesso la loro attività di carpentieri e in sinergia con architetti, geometri e progettisti, diedero a Viareggio il tipico aspetto di un “<strong>Liberty di legno</strong>”, creando una sorta di commistione tra un’architettura giapponeseggiante ed un barocchetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatta in buona parte di legno, nella notte del 17 ottobre del 1917 fu ferita da un incendio che praticamente la devastò, ma la sua ricostruzione iniziò senza tregua, utilizzando, questa volta mattoni e pietre, cercando però di recuperare quanto più possibile ciò che sembrava perduto cosa che fece il miracolo di lasciarne inalterato lo stile.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono di questo periodo il famoso <strong>Salone Margherita</strong>, l&#8217;<strong>Imperial</strong>, il <strong>Caffé Concerto Eden</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questo luogo forte che incanta lo sguardo e il pensiero, ci ritroviamo perfettamente a nostro agio nelle parole di Mario Tobino,  viareggino D.O.C. quando in “<em>Sulla spiaggia e al di là da molo</em>” del suo paese natale ci racconta che è <em>“(…) un’umana anarchia, piacere e sfrenata libertà, assomigliare alle risate e alla forza del libeccio”</em> e ancora “ <em>Quanto ti amo o mio paese, fosti ingenuamente generoso anche se tutti ti ignorano. Tenterò di narrarti con la più dolce modestia&#8230;..”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Viareggio è stata, infatti, ed è ancora tutt&#8217;oggi per molti, ispirazione, punto di partenza ed infine approdo alle storie di mare, un mare in cui vediamo la fatica minuta di pescatori, <img class="aligncenter size-full wp-image-691" title="pescatore viareggio" src="http://www.belviver.com/wp-content/uploads/2010/07/IMG_0035.JPG" alt="pescatore viareggio" width="512" height="384" />di disperazione e di povertà di tutti i giorni ma al contempo un mare capace di burrasche e grandi eventi e di persone preziose, capitani, macchinisti, marinai, un mare che narra storie di ingegni caparbi, liberi, capaci di grandi progetti e lungimiranza.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto i <a href="http://www.benettiyachts.it/sito/home.asp"><strong>Cantieri Benetti</strong> <strong>di Viareggio</strong> </a>riassumono l&#8217;indole tenace di un popolo intelligente e anche un po’ bucaniere.</p>
<p style="text-align: justify;">I Benetti iniziarono nel <strong>1873</strong> con la creazione del<a href="http://www.comune.viareggio.lu.it/marineria/modellismo.html"> <strong>barcobestia</strong></a>: una goletta, la cui produzione li ha visti leader sul mercato dal 1900 fino al 1950, quando le barche man mano smisero di andare a vela per esser dotate di motori (barcobestia deriverebbe dall&#8217;inglese <strong>the best boat</strong>, ma traslitterata nella fantasia dei maestri d&#8217;ascia diviene “barcobestia”). Affinando tecniche e materiali, l&#8217;attenzione è stata rivolta agli <strong>yacht extralusso</strong>, costituendo in seguito il principale oggetto della produzione dei cantieri, dal tratto distintivo per le linee classiche e le rifiniture pregiatissime.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel tempo i Cantieri Benetti sono divenuti (in particolar modo negli anni settanta), un simbolo di ricchezza, ma soprattutto marchio di qualità del made in Italy, cosa che a suo tempo non è sfuggita alla <strong><a href="http://www.azimutyachts.com/">Azimut</a> </strong>che li acquistò creando adeguatamente una “nicchia” specializzata in imbarcazioni di lusso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Gruppo gode di ottima salute, attualmente dà impiego ad oltre milletrecento addetti coinvolgendo un indotto di circa duemila persone. Ha all&#8217;attivo quattrocento imbarcazioni in produzione, per cui si può tranquillamente affermare che è il primo cantiere nautico europeo e l&#8217;unico cantiere al mondo per la produzione di yacht oltre i ventiquattro metri, ma che è in grado di proporre una ampia gamma di prodotti perché parte da imbarcazioni di nove metri per arrivare fino ai settanta.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo inoltre cinque linee che qui riassumiamo in:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sport Cruisers open</strong>, imbarcazioni in vetroresina con una lunghezza che va dai nove ai sedici metri, produzione del cantiere Gobbi di Sariano di Gropparello.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Motorcruisers</strong> imbarcazioni in vetroresina tra i dodici e i venti metri costruite nei cantieri di Avigliana vicino Torino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Motoryachts</strong> in vetroresina tra i ventuno ed i trentacinque metri dei cantieri di Viareggio – Lucca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Motoryachts Open</strong> anche questi in vetroresina, lunghi tra i diciotto ed i trenta metri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Megayachts</strong> che sono costruiti in acciaio e alluminio se la loro lunghezza varia tra i cinquanta e i settanta metri mentre sono in vetroresina se la loro lunghezza è tra i trenta e i quaranta metri, tutti portano il marchio Benetti ed il cantiere è a Viareggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il successo di solito è dato da molteplici fattori, ma nel caso dei cantieri Benetti vi è di certo, oltre ad un sapere antico, una grande preparazione che li porta ad un continuo ricercare, studiare e sperimentare materiali unendo questo all&#8217;utilizzo di forniture di consolidata qualità. Si avvalgono inoltre dei più capaci e conosciuti architetti navali e disegnatori d&#8217;interni (la certificazione naturalmente è di Qualità ISO 9001 e il Marchio CE) e ricevono oramai ininterrottamente e da anni, l&#8217;approvazione e il riconoscimento delle classificazioni internazionali più severe e selettive.</p>
<p style="text-align: justify;">(<strong>American Bureau of Shipping</strong>, <strong>Lloyd’s</strong>, <strong>Norske Veritas</strong>, <strong>Bureau Veritas</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">E in ultimo, ma non meno importante, dispongono di una rete commerciale consolidata e distribuita in tutto il mondo, ricca di professionalità ineguagliate che consente una reale e costante crescita professionale del management.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-697" title="cantiere benetti" src="http://www.belviver.com/wp-content/uploads/2010/07/IMG_0016.JPG" alt="cantiere benetti" width="512" height="384" /></p>
<p> </p>
<p>Chiara Pannullo</p>
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		<title>Tra Viareggio e Carrara</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 17:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[non mi sono dimenticata&#8230;&#8230;.. è semplicemente che sono oberata di lavoro, e scrivere, per una persona non proprio avvezza come me, non può essere pratica a comando ma solo quando viene un briciolo d&#8217;ispirazione. Quante passeggiate!; ne avrei &#8220;cose&#8221; da raccontare, però mi sembra giusto partire dalla più &#8220;datata recente&#8221;. Oltre un mese fa! Versilia, amata Versilia che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-262" title="marina di massa 159" src="http://www.belviver.com/wp-content/uploads/2009/12/marina-di-massa-159.jpg" alt="marina di massa 159" width="512" height="384" /></p>
<p style="text-align: justify;">non mi sono dimenticata&#8230;&#8230;.. è semplicemente che sono oberata di lavoro, e scrivere, per una persona non proprio avvezza come me, non può essere pratica a comando ma solo quando viene un briciolo d&#8217;ispirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quante passeggiate!; ne avrei &#8220;cose&#8221; da raccontare, però mi sembra giusto partire dalla più &#8220;datata recente&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre un mese fa! Versilia, amata Versilia che mette sempre di buonumore.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;obiettivo principale di questo viaggio era quello di visitare le Cave di Marmo di Carrara, a cui &#8220;ovviamente&#8221; abbiamo abbinato un week-end.   Dunque, sabato per pranzo, ci siamo allietati in un locale blasonato viareggino (troverete le immagini in &#8221;soste&#8221;), per proseguire in serata in compagnia di amici massesi con l&#8217;assaggio di panigacci e testaroli, il tutto in un locale informale e consigliato di Marina di Massa che adotta una formula interessante e insolita, per poi giungere il giorno successivo alle Cave di Marmo di Carrara. Peccato che il tempo di domenica  non ci abbia assistito e dunque non rimaneva altro che una fugace visita lungo strada durante la quale abbiamo scattato la foto inserita  che ritrae una delle  cave della &#8221;Piana di Colonnata&#8221;. Come al solito, si riesce sempre a dare una svolta positiva anche quando sembra ormai tardi!, infatti erano già le 17.00, e nonostante l&#8217;ora, il vento, la pioggia, una temperatura bassissima e un&#8217;atmosfera da alpi in inverno pieno al calar del sole, non abbiamo fatto altro che decidere di proseguire verso Colonnata e il suo lardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Piccolissimo borgo curato, sembra si sia inerpicato sui monti e lì aggrappato fortemente. Naturalmente non abbiamo perso l&#8217;occasione per chiacchierare con la gente del luogo; pioveva!, tanto freddo e nell&#8217;unico bar aperto della piazza un buon caffè e facciamo lo conoscenza di Gilberto &#8220;il cavatore&#8221;, un uomo, coi segni del tempo e del duro lavoro di cui era portavoce, impressi indelebilmente sul volto e sulle mani. Sembrava ci attendesse per potersi raccontare e raccontare di Colonnata e del suo lardo e noi eravamo lì ad ascoltare i suoi rocamboleschi racconti!!</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco! forse ora riesco a dare una motivazione al perchè improvvisamente mi sia venuto in mente proprio questo week-end, &#8230;. sarà perchè ieri sera i miei commensali hanno goduto del pane caldo col lardo di Colonnata acquistato proprio in codesta occasione??!!!</p>
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