Eccellenza: cos’è e come riconoscerla?
Scritto da Team BelViver il 11 giugno 2011 | Nessun commento
«Eccellente» pronuncia ricorrentemente, ghigno malefico e mani congiunte, il sig. Burns, proprietario della centrale nucleare presso cui lavora (si fa per dire)… Homer Simpson. “Eccellente” significa che l’anziano e perfido magnate della sit-com animata ha portato a compimento un qualche losco piano.
Ma cosa significa oggi “eccellenza“, nella realtà? Da sempre la Toscana offre qualità e bellezza a cittadini e visitatori. D’altra parte, proprio per la chiarezza dovuta a questi ultimi, i diversi gradi di qualità e bellezza vanno definiti: esistono precisi confini da rispettare, che non sempre lo sono.
Sentiamo spesso parlare di un locale suggestivo o di una bottega affascinante e peculiare, servizio cordiale e amichevole … prodotti eccellenti. Prendiamo una cantina dove gustare un Morellino di Scansano accompagnato da una variegata scelta di salumi e formaggi locali dal gusto inconfondibile, talvolta travolgente. Oppure una boutique dove provare abiti creati a mano, rigorosamente cuciti con tessuti di prima qualità toscana, una carezza sulla pelle. Prodotti ottimi, senz’altro: eppure, non necessariamente eccellenti.
Secondo il vocabolario della lingua italiana, l’eccellenza consiste nel «più alto livello qualitativo raggiungibile». Una condizione di straordinarietà nel senso etimologico del termine: fuori dall’ordinario, in quanto superiore agli standard. La Toscana vanta, all’interno della propria offerta territoriale, un certo numero di prodotti e servizi ottimi, tuttavia l’abuso del termine eccellenza rischia di mettere in ombra le punte di diamante, ovvero quei prodotti, luoghi o servizi che rispettano davvero i criteri di tale condizione. E il cui prestigio porta splendore a tutto il resto.
Di questo passo, il significato del termine arriverà a perdere il valore che gli è proprio per avvicinarsi forse non a quello di ordinarietà, ma sicuramente a quello di standard ottimale (che per quanto ottimale, rimane comunque standard). Cosa dovremmo fare a quel punto? Inventare un neologismo? Nel film Il diavolo veste Prada, un guru della moda afferma che oggi la taglia 42 è la nuova 46. Dobbiamo preparaci al fatto che un prodotto ottimo, spesso anche “solo” buono, coincida con la nuova idea di straordinarietà? I rischi di questa incertezza linguistica sono principalmente due. Primo: scordare l’eccellenza, quella vera, che la Toscana ha da offrire, offuscata dall’ambiguità nell’attribuzione del termine. L’operato dell’artigiano – per esempio – che lavora a mano articoli rari e inimitabili, spesso pezzi unici, sarà assimilato a quello dell’azienda che produce in serie articoli buoni, anche ottimi, ma sicuramente non eccellenti perché dentro l’ordinario per propria natura. Secondo: bombardato di informazioni fallaci, il consumatore perderà la bussola per orientarsi tra le offerte a disposizione, prendendo decisioni basate su informazioni erronee.
Siamo curiosi di sapere, cosa significa eccellenza per voi?
Fonte immagine: sito
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