Toscana, linfa vitale!
Scritto da admin il 1 giugno 2010 | Nessun commento
Mi piace pensare alla Toscana produttiva come al sistema linfatico umano:
una cosa che non è visibile ai più, al di là di qualche ghiandola ingrossata per una infezione vagante. Non abbiamo con il sistema linfatico la stessa familiarità che possiamo avere, ad esempio, con i vasi sanguigni. Eppure, la linfa in noi c’è, scorre per dei percorsi precisi e netti, dà il suo contributo al nostro benessere, però rimane quasi invisibile nel suo esistere e scorrere.
E così accade con il lavoro in Toscana: una azienda correlata ad un’altra in una tessitura di relazioni che non è sempre visibile, ma che mantiene viva la Regione con una forza che altre parti di Italia ignorano, ed è anche per questo che persone ormai di un altro secolo hanno trovato in Toscana il modo di creare un qualcosa che sia restato nel tempo. Noi magari conosciamo i nomi maggiori, ma tanti sono gli uomini che hanno tirato su dal nulla storie economiche di rilevante importanza. Per rimanere nel noto, possiamo portare come esempio marchio Gucci, storicamente nato quasi cento anni fa e effige di lusso di notevole caratura, così come si può parlare di Prada che, in epoche più recenti, ha spostato proprio in Toscana la sua produzione di élite, visto che già i suoi fornitori erano tutti nella zona del Valdarno, che è culla della lavorazione del pellame e della sua finitura di pregio. La linfa che scorre attraverso questi grandi marchi passa per tutta una serie di piccoli nomi artigianali, di produzioni in cui il termine “subappalto” sembra quasi involgarire il concetto di base che, invece, rimane legato ad una elevata qualità delle lavorazioni e di conoscenza delle materie prime. Certo, gli ultimi decenni hanno portato comunque dei problemi di non facile risoluzione: a parte le crisi che si sono succedute negli anni, a cui i grandi uomini di industria han sempre saputo far fronte, si è aggiunto il fenomeno della contraffazione, favorito anche in parte dall’essersi rivolti alla manodopera immigrata dall’Estremo Oriente che, in alcuni casi, ha creato una frattura di quel rapporto fiduciario che molte imprese hanno con i propri fornitori. Copie di disegni, di cliché originali, idee e soluzioni produttive sono state presto preda di terzi non certo intenzionati a mantenere il pregio intrinseco della produzione toscana. Anche questo, però, seppur con lentezza, è un problema che sta trovando una sua soluzione, sia con una maggiore efficacia dell’azione delle Forze dell’Ordine, sia perché il cliente continua a chiedere il massimo della qualità, che solo il sistema Toscana può garantire in tutti i suoi aspetti. Gucci e Prada ne sono tra le effigi maggiori: Gucci è approssimativamente tre volte la dimensione di Prada e, per il 2009, ha comunque dato lavoro direttamente a 7.000 dipendenti nel mondo, per un indotto diretto valutato in circa 45.000 persone coinvolte nel suo sistema produttivo, impiegate in 750 fornitori diretti censiti di cui 350 sono in Toscana.
Gucci ha un radicamento nel territorio toscano che ne è anche la sua forza: già nel 2003 varò un contratto integrativo di lavoro assolutamente all’avanguardia, nel quale la “responsabilità sociale” dell’azienda era messa in primo piano. Un esempio di ciò che non si può copiare, un esempio di come si può solo produrre ed essere sicuri di trovare in un mercato come quello toscano. E’ anche questo un discorso di Qualità Totale, proprio una disciplina che ci arriva dal Giappone, e che in Toscana, grazie alla umanizzazione ed alla consapevolezza delle filiere produttive, trova spesso la sua massima applicazione e riuscita. La maison Gucci ha puntato recentemente proprio su Firenze ed il suo territorio circostante per consolidare ancora di più la sua produzione di qualità, ben conscia di quanto sia importante la cointeressenza tra tutti gli attori della filiera produttiva, e lo fa nel Capoluogo, simbolo di questa sinergia lavorativa. E’ poi bene precisare che non esiste solo la prima fascia di indotto, cioè le aziende che ricevono direttamente gli ordini, appunto, da Gucci o Prada o altri nomi: ad esse sono legate ancora un’altra serie di aziende piccolissime, spesso familiari, che costituiscono i rami più sottili e deboli del sistema produttivo, i primi sui quali si abbatte una crisi, spesso ancora prima del suo manifestarsi conclamato. In questo, appunto, la similitudine con il sistema linfatico umano aumenta e si rende più attinente: Bertelli, patron di Prada, sottolinea che l’Italia e la Toscana sono l’unico Paese al mondo ad avere ancora in casa la filiera completa del tessile, abbigliamento e moda, detenendo anche la distribuzione. Questa è una forza che permette di bilanciare gli effetti della crisi a più livelli, anche se una forte contrazione del mercato non può non fare delle vittime. E qui si vede la scelta intelligente di Prada: lavoro di immagine e sull’immagine, all’estero in primis: possiamo conoscere le sue imprese di Coppa America per la vela, ma il rapporto che Prada ha con gli architetti, fino a realizzare il Transformer, lo spettacolare “edificio rotante” inaugurato da Prada a Seoul, stimola e mantiene vivo l’interesse e l’esigenza per il particolare fascino della griffe Prada, anche quando la situazione attuale distrae verso altre priorità.
Per questo, mi piace parlare di sistema linfatico, in Toscana: un sottile interscambio invisibile o quasi nella sua sostanza, che determina in maniera evidente il benessere di tutto il territorio e dei suoi abitanti.
Marco Lungo
fonte immagine: verycool - scrapbook
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